I cinque fratelli sono stati condannati a 3,5 anni di carcere e a una multa di 1,9 milioni di euro per aver prelevato illegalmente 19,4 milioni di metri cubi d'acqua dal parco naturale Doñana tra il 2008 e il 2013.
Il furto d'acqua è stato tale da far abbassare la falda acquifera fino a 15 metri di profondità, ha dichiarato un esperto assegnato alla Procura. “Si può paragonare a migliaia di campi da calcio coperti da un metro d'acqua. È una quantità così enorme da rendere difficile immaginare il volume,” ha spiegato l’esperto.
È la prima volta che in Spagna, che soprattutto negli ultimi anni è sempre più colpita da ondate di caldo e siccità, si celebrano processi per questo tipo di violazioni ambientali.
I cinque fratelli erano già stati sanzionati tra il 1997 e il 2008 con tredici diversi procedimenti e multe milionarie, i cui pagamenti hanno tentato di evitare per anni. Questa volta il tribunale di Siviglia ha ritenuto la misura colma ed ha imposto la reclusione.
L’ampia area naturale di Doñana, in Andalusia, è una delle più vaste zone umide naturali d’Europa ed è Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. La riserva naturale si sta rapidamente prosciugando a causa del cambiamento climatico e dello sfruttamento indiscriminato dell’acqua per l’agricoltura. Tramite pozzi illegali, agricoltori e orticoltori irrigano le loro colture con acqua prelevata da un bacino sotterraneo di Doñana.
Il Fondo mondiale per la natura spagnolo ha mappato negli ultimi anni più di 1.000 pozzi d’acqua illegali.

