Di conseguenza, la proposta sarà ora sottoposta alla Commissione per i Ricorsi. Si prevede che questa commissione discuterà e voterà la proposta nella prima metà di novembre. Una decisione sulla proroga dell’uso del glifosato deve essere presa entro il 14 dicembre 2023, dato che l’attuale autorizzazione scade il 15 dicembre 2023.
Le autorizzazioni per i preparati contenenti glifosato possono rimanere valide per un anno in più secondo le condizioni attuali, cioè fino al 15 dicembre 2024, se si rispettano le condizioni di autorizzazione. I critici considerano l’uso del glifosato una minaccia grave per l’ambiente, ma i produttori lo negano.
Per una maggioranza qualificata, la Commissione europea ha bisogno del consenso di almeno il 55% degli Stati membri dell’UE, che rappresentino anche almeno il 65% della popolazione dell’UE. Poco prima della votazione era già chiaro che i paesi dell’UE sono ancora troppo divisi per raccogliere i 15 voti minimi a favore o contrari necessari.
Per alcuni paesi non è ancora chiaro quale sia la loro posizione. Al massimo c’erano 8 sostenitori e 3 potenziali sostenitori, con 3 contrari (Croazia, Lussemburgo, Austria) e 3 astensioni (Paesi Bassi, Belgio, Germania) e sette indecisi.
Tra gli astenuti e i dubbiosi ci sono alcuni paesi che possono ancora aiutare la proposta a raggiungere una maggioranza. Per esempio, la Svezia, che attualmente è la presidenza UE ‘neutrale’ a rotazione, non ha ancora preso una posizione definitiva secondo le procedure.
La Francia accetterebbe solo se venisse utilizzata la variante francese del glifosato; non un’autorizzazione di dieci ma di sette anni, con un limite di uso per ettaro e solo in aree agricole ‘sicure’.
Se a metà novembre nella Commissione Ricorsi non si raggiunge nuovamente una maggioranza qualificata favorevole, la Commissione europea può comunque autorizzare la sostanza di propria iniziativa. In quel caso si rischierebbe una situazione già vista negli anni precedenti, in cui una maggioranza del Parlamento europeo vuole vietare il glifosato, ma la maggior parte dei 27 paesi dell’UE no.
In quella situazione la Commissione europea si troverebbe bloccata su due fronti. Sebbene il Parlamento non abbia diritto di veto nel processo di approvazione, ha comunque un ruolo consultivo. Su iniziativa dei Verdi è ora in preparazione una risoluzione, che probabilmente sarà messa all’ordine del giorno a Strasburgo tra due settimane.

