Gli Stati Uniti hanno richiesto la sua estradizione nell’ambito di una denuncia civile di una ex collaboratrice per molestie. Ma Assange teme che gli USA vogliano processarlo per aver reso pubblici, tramite Wikileaks, segreti di Stato americani, tra cui tutti i telegrammi diplomatici del Dipartimento di Stato.
Gli avvocati di Assange avevano convinto in precedenza i giudici londinesi durante un’udienza che l’australiano potesse presentare le sue argomentazioni in un procedimento completo di appello. La questione principale era se Assange, in quanto cittadino straniero, potesse usufruire del diritto alla libertà di espressione negli USA. I giudici britannici avevano inizialmente rinviato la decisione a fine marzo e avevano richiesto garanzie dagli USA, che però inizialmente non avevano convinto il tribunale.
Ora la Corte Suprema di Londra ha deciso che Julian Assange può presentare appello contro la sua estradizione negli USA. Il fondatore di Wikileaks rischia lì una lunga pena detentiva.
Il governo statunitense vuole processare l’australiano con accuse di spionaggio. A rischio c'è una pena detentiva fino a 175 anni. Il governo USA lo accusa di aver sottratto e pubblicato materiale segreto riguardante operazioni militari in Iraq e Afghanistan, mettendo in pericolo la vita degli informatori americani.
I sostenitori di Assange lo considerano invece un bersaglio del sistema giudiziario a Washington a causa delle sue rivelazioni sui crimini di guerra americani.
Oltre al procedimento di appello in corso, i sostenitori di Assange probabilmente riporranno le loro speranze soprattutto in una soluzione politica. Il governo australiano sta infatti conducendo una campagna per la liberazione del suo cittadino. Il parlamento australiano ha recentemente approvato una risoluzione che invita gli USA e il Regno Unito a cessare il processo contro Assange.

