Il recentemente insediato governo di coalizione israeliano ha annunciato una nuova politica agricola e alimentare che potrebbe porre fine all'aumento continuo dei prezzi nel paese. Inoltre, saranno ridotti gli alti dazi doganali su molti prodotti alimentari esteri e verranno adottati i criteri di ammissione europei.
La nuova coalizione ha svelato un piano per ridurre i costi dei prodotti freschi abolendo i dazi doganali e aprendo il settore alla concorrenza, potenzialmente ponendo fine a anni di prezzi alimentari ben al di sopra della media occidentale.
Il nuovo piano prevede anche sostegno finanziario e di altro tipo agli agricoltori per mitigare gli shock più significativi. Inoltre, saranno concessi sussidi per investimenti e innovazioni per l’acquisto di nuovi equipaggiamenti e macchinari, la collaborazione con startup e altro ancora.
La proposta farà parte di un pacchetto economico nel bilancio 2021-2022, il primo dall’espulsione di Benjamin Netanyahu dopo 12 anni di mandato durante i quali gli agricoltori israeliani hanno beneficiato di restrizioni alle importazioni e quote.
I prezzi di frutta e verdura sono aumentati negli ultimi anni di oltre l'80%, suscitando indignazione pubblica. Secondo il piano, verrebbero ridotte, tra le altre, le imposte su uova e molti altri prodotti freschi.
La nuova politica agricola amplia inoltre le regole per l'importazione di frutta e verdura attraverso l’adozione delle norme europee. Di conseguenza, i ministeri israeliani prevedono un aumento significativo della gamma di prodotti offerti nei negozi israeliani.
Secondo il ministro delle Finanze Avigdor Lieberman, la riforma del settore agricolo ha due obiettivi principali: portare ordine nell’economia e controllare l’aumento dei prezzi. Il ministro dell’Agricoltura Oded Forer l’ha definita la più grande riforma nel settore agricolo del paese negli ultimi trent’anni.

