L'Unione Europea aveva stabilito anni fa delle linee guida per limitare l'uso di mangimi OGM. Queste direttive sono nate da preoccupazioni riguardo agli effetti sulla salute e dal desiderio di proteggere la biodiversità. I paesi UE avevano concordato una transizione graduale verso mangimi privi di OGM. Tuttavia, i tempi precisi e l'attuazione di questi divieti variano da paese a paese.
Tuttavia, il mese scorso la Commissione Europea ha autorizzato l'importazione e l'uso di due nuovi tipi di mais geneticamente modificato, sia per il consumo umano sia per l'alimentazione animale.
Questa approvazione è avvenuta dopo una valutazione approfondita da parte dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Grazie a tale approvazione, agricoltori e produttori alimentari europei possono continuare ad utilizzare queste varietà di mais OGM.
La ragione principale del rinvio in Polonia è la dipendenza dalla soia OGM importata (principalmente dal Brasile), che è in gran parte geneticamente modificata. Questo prodotto è essenziale per l'allevamento polacco come fonte proteica per i mangimi animali.
Le alternative locali, come la farina di soia europea o altre fonti proteiche prive di OGM, sono attualmente insufficienti o significativamente più costose. Ciò aumenterebbe i costi di produzione per gli agricoltori e indebolirebbe la competitività del settore agricolo polacco.
La Polonia non è l'unico paese ad affrontare difficoltà nell'attuazione del divieto sugli OGM. Diversi stati UE hanno già introdotto deroghe o rinvii. Germania e Spagna, ad esempio, hanno mostrato una certa flessibilità nelle loro politiche, dati l'elevato grado di dipendenza dai mangimi importati e le difficoltà nel trovare alternative sostenibili.
La Francia, nonostante normative rigorose sugli OGM, ha permesso eccezioni per alcune importazioni di mangimi al fine di garantire la continuità del settore agricolo.

