I sindacati europei ritengono che i diritti dei lavoratori stagionali nell’agricoltura e nella orticoltura debbano essere inclusi per legge nella nuova politica agricola comune europea.
In una Lettera Aperta si chiede di “fissare i diritti sociali” del personale interinale nelle attuali trattative trilaterali sulla nuova politica agricola dell’UE.
La Lettera Aperta è stata firmata da una vasta alleanza di oltre 300 sindacati internazionali e nazionali, organizzazioni dei lavoratori e gruppi di solidarietà, tra cui dai Paesi Bassi anche CNV, FNV, Greenpeace e Amnesty International.
Nell’appello si fa riferimento, tra l’altro, all’inizio dello scorso anno, con lo scoppio della pandemia di coronavirus, quando sono state imposte restrizioni di viaggio a grandi gruppi di lavoratori stranieri assunti temporaneamente. Essi non potevano andare da nessuna parte, mentre in molti paesi dell’UE l’agricoltura era in grave carenza di personale temporaneo.
L’appello a includere i “diritti sociali” nella PAC rischia di diventare un nuovo ostacolo per le già complesse trattative trilaterali tra Parlamento Europeo, Commissione Europea e i 27 ministri dell’agricoltura.
Molti governi hanno riserve in merito, sottolineando le grandi differenze nei pagamenti e nel trattamento dei lavoratori assunti temporaneamente (di solito stranieri). Inoltre, tali differenze non riguardano solo il paese, ma anche il settore.
I sindacati, invece, considerano proprio queste grandi differenze un argomento per regolamentare qualcosa a livello UE. Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una normativa per un salario minimo legale, contro la quale gli Stati membri sostengono che le condizioni di lavoro, i contratti collettivi e i salari siano questioni nazionali non soggette alle competenze dell’UE.
Il Parlamento Europeo ha fortemente sostenuto l’inclusione della “condizionalità sociale” nella PAC. Le condizioni riguarderebbero le ore di lavoro, la salute e la sicurezza, e l’alloggio per lavoratori mobili e migranti.
Nella Lettera Aperta, pubblicata il 17 febbraio, si propone di legare i pagamenti diretti della PAC (nel primo pilastro) al rispetto delle condizioni di lavoro. Sebbene attualmente i sussidi PAC dipendano già da criteri quali norme ambientali, salute pubblica e benessere animale, i diritti sindacali, i “diritti sociali” finora non hanno avuto alcun ruolo nell’erogazione dei sussidi agricoli.
Secondo i firmatari, le condizioni di lavoro nel settore agricolo europeo sono tra le “più difficili e precarie” nell’economia dell’UE. Essi evidenziano anche frequenti abusi e sfruttamento sul lavoro.
Almeno dieci milioni di persone lavorano nell’agricoltura europea, principalmente come lavoratori stagionali, a giornata o in altre forme precarie, con ben il 61,2% dei lavoratori agricoli impiegato in “lavoro informale.”

