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Rifugiati dalle isole greche comunque trasferiti in altri campi di accoglienza

Iede de VriesIede de Vries
Finalisti del Premio SAKHAROV 2018

La Grecia intende sgomberare tre campi profughi e trasferire i rifugiati in altri centri chiusi. Nei tre campi situati sulle isole di Lesbo, Samos e Chio, al largo della costa turca, vivono attualmente insieme più di 27.000 persone.

Nelle prossime settimane, circa 20.000 richiedenti asilo dovranno inoltre essere spostati dalle isole alla terraferma greca. Queste misure seguono a un aumento del numero di migranti che tentano di entrare nel Paese attraverso la Turchia.

Tra i campi che verranno sostituiti c’è anche il famigerato campo di Moria. Ufficialmente può ospitare circa 3.000 persone, ma attualmente ci vivono oltre 15.000 migranti in condizioni pessime. Gli altri due campi, a Kos e Leros, saranno rinnovati e ampliati. In queste isole la situazione sarebbe meno drammatica. Qui risiedono altri 5.000 persone.

Negli ultimi quattro mesi sono arrivati in Grecia 40.000 migranti, riferisce il governo greco. In una recente intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt il premier Mitsotakis ha criticato l’Unione Europea, definendola colpevole di “ignorare il problema”. “Non possiamo permettere che la situazione continui così”, ha dichiarato il premier greco.

La Corte dei Conti europea è molto critica nei confronti del modo in cui l’UE gestisce i migranti e rifugiati che arrivano in Grecia e in Italia. Negli ultimi anni, dopo l’arrivo di più di un milione di rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, è stata avviata un’operazione di emergenza per distribuire equamente gli immigrati in tutta Europa. Grecia e Italia ne avevano fatto richiesta. Questi due Paesi semplicemente non erano in grado di gestire il flusso.

La Corte dei Conti europea ha rilevato la scorsa settimana che le misure adottate sono di gran lunga insufficienti. L’obiettivo era far transitare le persone più rapidamente dalla Grecia e dall’Italia al resto dell’Unione europea. Il numero di rifugiati che arrivano in Europa è diminuito, ma ciò non ha portato a un alleggerimento della pressione sulle cosiddette ‘hotspot’.

In Grecia, che affronta i problemi maggiori, la capacità è stata aumentata, ma non abbastanza per colmare il ritardo accumulato. La registrazione dei rifugiati e la raccolta delle loro impronte digitali sono state notevolmente migliorate, ma il processo rimane troppo lento. Mancano inoltre esperti che possano esaminare se le persone abbiano diritto o meno all’asilo.

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Iede de Vries. La traduzione è stata generata automaticamente dalla versione originale olandese.

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