I ministri si riuniscono dopo un nuovo grave attacco missilistico russo su Kyiv e altre città ucraine, che ha causato anche ingenti danni all'ufficio dell'UE. Mentre la maggior parte dei paesi ha fortemente condannato l'attacco, l'Ungheria si rifiuta di sostenere la dichiarazione congiunta della capo della diplomazia europea Kaja Kallas.
Oltre alla condanna dell'attacco russo, l'attenzione è rivolta all'espansione delle sanzioni. È in preparazione il diciannovesimo pacchetto contro Mosca, in cui è centrale il congelamento dei fondi bancari russi. Questi fondi, per un valore di centinaia di milioni, secondo molti Stati membri devono essere utilizzati per la ricostruzione e il sostegno militare all'Ucraina.
L'Ungheria si oppone fermamente a questo piano e si è anche rivolta alla Corte di Giustizia Europea. Secondo il governo ungherese l'utilizzo dei fondi congelati è illegale e contrario agli accordi europei. La questione è stata formalmente avviata, con Budapest che evita così la decisione unanime all'interno dell'UE.
La Commissione Europea afferma che il denaro proveniente dai fondi bancari russi congelati può essere utilizzato in modo legittimo. Si tratterebbe degli interessi sui fondi congelati, che dovrebbero servire come supporto aggiuntivo per l'Ucraina. I sostenitori sottolineano che questo è un modo per far pagare alla Russia i danni che ha causato.
Per la prima volta, in futuro potranno essere versati a Kyiv non solo gli interessi, ma anche i fondi veri e propri, almeno questo è l'intento.
Nel frattempo la commissaria Kaja Kallas ha annunciato che l'UE continuerà e aumenterà il suo sostegno all'Ucraina su tutti i fronti. Si tratta di aiuti militari, umanitari e finanziari. Questo messaggio vuole chiarire che la politica europea non è indebolita dall'opposizione ungherese, anche se questa rallenta i processi.
L'opposizione dell'Ungheria non si limita a questo dossier. Budapest si è più volte espressa contro i negoziati di adesione con l'Ucraina, negoziati che entreranno in una nuova fase la prossima settimana.
In Ucraina se ne segue attentamente la discussione. La scorsa settimana il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen del diciannovesimo pacchetto di sanzioni, sottolineando l'importanza di decisioni rapide. Per l'Ucraina c'è molto in gioco, dato che gli attacchi russi continuano senza sosta e il bisogno di supporto internazionale rimane alto.
Oltre alla Russia, anche Israele è all'ordine del giorno. Diversi paesi dell'UE stanno considerando di ritirare le condizioni commerciali favorevoli a Israele. Anche qui l'Ungheria si oppone. La mancata adozione di sanzioni comuni UE contro Israele ha portato la scorsa settimana in Olanda alle dimissioni del ministro recentemente già dimissionario Veldkamp.
Diversi paesi UE, come Spagna e Irlanda, hanno già adottato sanzioni nazionali proprie contro Israele per la guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, ma altri Stati membri finora preferiscono agire solo come blocco UE.

