Una nuova indagine tra gli elettori in Svizzera indica un crescente rifiuto nei confronti di due referendum ambientali volti a vietare l’uso di sostanze chimiche non naturali. Domenica gli elettori svizzeri dovranno esprimersi su cinque diverse iniziative popolari.
Due proposte (una per una migliore sicurezza alimentare e una per prevenire l’inquinamento dell’acqua potabile) mirano entrambe al divieto di sostanze chimiche, non solo in agricoltura e zootecnia, ma anche per la lotta alle erbe infestanti in giardini privati, parchi e strade pubbliche.
L’ultima indagine d’opinione è stata condotta per conto della Swiss Broadcasting Corporation (SBC). Essa mostra che il sostegno a un divieto totale delle sostanze chimiche è calato dal 48 al 44%, che gli oppositori raggiungono anch’essi oltre il 40% e che il voto degli indecisi sarà decisivo.
Un’altra indagine della radio e televisione pubblica svizzera RTS conferma nuovamente questa tendenza, fatta eccezione per la Svizzera meridionale di lingua italiana, che si mostra molto favorevole a queste iniziative.
Se le proposte fossero approvate, la Svizzera sarebbe il primo paese al mondo a vietare i pesticidi sintetici per la protezione delle colture. Tuttavia, i due testi, che all'inizio avevano un margine di vantaggio nei sondaggi, hanno visto calare il proprio sostegno nelle ultime settimane.
Il divieto di pesticidi e la protezione dell’acqua potabile mirano a eliminare i sussidi diretti agli agricoltori che impiegano la protezione artificiale delle colture e antibiotici per il bestiame. Se entrambe le proposte verranno approvate, gli agricoltori svizzeri avranno dieci anni di tempo per cessare l’uso di tali prodotti.
Le due proposte prevedono inoltre il divieto di importazione di alimenti prodotti con pesticidi sintetici, per non svantaggiare gli agricoltori svizzeri.
Le organizzazioni agricole svizzere e l’industria chimica hanno condotto una vasta campagna contro i due testi. L’organizzazione agricola svizzera sostiene che molti agricoltori si sentono minacciati nella loro sopravvivenza dalle normative più severe. Il produttore di pesticidi Syngenta, con sede in Svizzera, si oppone all’iniziativa popolare.
Grandi organizzazioni agricole, tra cui la Swiss Farmers Union e la Swiss Market Gardening Union, hanno invitato a un voto “no-due” ritenendo le proposte troppo estreme. Gli apicoltori svizzeri hanno risposto con un doppio “sì”, mentre la federazione delle aziende agricole biologiche sostiene la proposta sul divieto dei pesticidi, ma respinge quella relativa all’acqua potabile.
Per richiedere un referendum in Svizzera sono necessarie 100.000 firme di elettori. I due divieti sulle sostanze chimiche hanno raggiunto questo numero in tempi rapidissimi. Molti commentatori fanno riferimento all’Unione Europea (di cui la Svizzera non fa parte, ma con cui ha molti rapporti economici), dove si sta lavorando a un Green Deal agricolo e a obiettivi di sussidi ambientali per gli agricoltori.
“Anche l’agricoltura svizzera dovrà cambiare, su questo siamo d’accordo”, ha risposto Francis Egger, vicedirettore dell’Unione Svizzera dei Contadini. “Ci sono il doppio delle 100.000 persone che si sono espresse, quindi c’è un chiaro messaggio da parte dei consumatori”, ha ammesso.
Un calo di sostegno emerge anche per una terza questione ambientale sul voto, riguardante l’inquinamento atmosferico da azoto. Il sostegno alla legge sul CO2 rivista è sceso nelle ultime settimane di sei punti percentuali, arrivando al 54%, mentre gli oppositori sono aumentati dell’8% rispetto a un sondaggio precedente di un mese fa.
Il Consiglio federale svizzero (governo) ha consigliato alla popolazione di votare contro entrambe le proposte, avvertendo dei rischi per l’approvvigionamento alimentare e per l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Tuttavia, le altre due questioni sul voto, una modifica legislativa sulle regole della detenzione preventiva (leggi anti-terrorismo) e la legge Covid (piĂą poteri in situazioni di crisi medica) sembrano destinati ad essere approvati.

