Questa notizia arriva dopo una votazione segreta tra gli ambasciatori UE a Bruxelles, nella quale si è messa in dubbio l’introduzione della legislazione proposta. Il maggiore ostacolo sarebbe il fatto che la misura non si applicherebbe soltanto alle grandi aziende (con migliaia di dipendenti), ma anche alle medie imprese (con alcune centinaia di lavoratori).
L’europarlamentare olandese Lara Walters (S&D/PvdA), relatrice per il Parlamento Europeo, ha espresso scandalo per il fatto che i paesi UE nei negoziati trilaterali non abbiano presentato alcuna proposta di testo e ora cerchino di scaricare la colpa sulla presidenza spagnola (precedente) e su quella belga (in carica).
Recentemente, ministri liberali tedeschi e francesi nelle riunioni UE hanno bloccato proposte quasi concluse e discusse perché considerate un ostacolo o dannose per le imprese in un’economia di mercato libera. La stessa situazione si verifica con la direttiva per la protezione dei lavoratori delle piattaforme. In precedenza si era rischiato lo stesso con il futuro divieto di vendita delle auto a benzina e con regole più severe contro le emissioni.
Questa opposizione dei ministri liberali del commercio ha grandi implicazioni e probabilmente farà sì che la proposta venga rinviata, dato che prima bisognerà attendere l’esito delle elezioni europee (giugno) e la formazione di una nuova Commissione Europea (dicembre). Solo nei mesi di marzo e aprile sono ancora previste riunioni dei consigli dei ministri in cui eventualmente si potranno prendere decisioni importanti.
La proposta legislativa sul due diligence è concepita anche per rendere le aziende responsabili di violazioni dei diritti umani e delle norme ambientali nelle loro catene di fornitura (sia dei loro fornitori sia dei loro acquirenti). Lavoratori di diversi settori hanno reagito con delusione alla notizia, perché speravano in regole più severe per migliorare le condizioni di lavoro e eliminare pratiche dannose.
La Commissione Europea aveva sperato in un ampio sostegno, vista la crescente preoccupazione per questioni come la schiavitù moderna, il lavoro minorile e l’inquinamento nelle catene di fornitura globali.
L’industria e le imprese erano divise sulla questione. Alcune aziende e gruppi di interesse hanno espresso obiezioni, sostenendo che la misura danneggerebbe la competitività delle aziende europee e introdurrebbe una burocrazia eccessiva.

