Le modifiche proposte ora da Bruxelles mirano a rassicurare le organizzazioni agricole e le autorità regionali e a stemperare le tensioni politiche sorte intorno alla politica rurale europea. Gli agricoltori protestano contro la fusione del fondo rurale della politica agricola con altri fondi, come il consistente Fondo di Coesione.
Questa aggregazione dei flussi di sovvenzioni in futuri nuovi "salvadanai" nazionali non solo comporterebbe un taglio di alcune centinaia di milioni alle spese agricole, ma trasferirebbe anche in parte il potere decisionale dal Parlamento Europeo ai governi nazionali.
La Commissione Europea è ora disposta a modificare la sua proposta di quadro finanziario pluriennale, purché i Consigli dei Ministri dell'UE siano d'accordo, stabilisce Von der Leyen come condizione imprescindibile. Secondo fonti di Bruxelles, tuttavia, ciò è altamente incerto. Molti Paesi UE ritengono invece positivo che una parte del controllo sui sussidi UE torni alle loro capitali.
Per calmare gli animi, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen propone ora un “obiettivo rurale”. Gli Stati membri dell'UE dovrebbero essere obbligati a destinare almeno il dieci per cento dei loro nuovi programmi nazionali all’agricoltura e allo sviluppo rurale.
Inoltre, le autorità regionali devono avere maggiore voce in capitolo sul modo in cui vengono spesi i fondi europei. Il Parlamento Europeo da tempo insiste per un controllo più severo sulla spesa dei fondi UE, temendo di essere escluso dalle future decisioni di bilancio.
Nonostante le modifiche proposte, molti Paesi UE rimangono cauti. Nel Consiglio UE, i diplomatici hanno sottolineato che soltanto i governi nazionali possono modificare le procedure di bilancio. Per il Parlamento, le concessioni vanno oltre le attese, ma molti deputati le ritengono ancora insufficienti.
Le concessioni sono state formalizzate in una lettera che Von der Leyen ha inviato lo scorso fine settimana al presidente del Parlamento Roberta Metsola e al primo ministro danese Mette Frederiksen. I presidenti dei tre organi UE (Commissione, Parlamento e Consiglio) discuteranno lunedì pomeriggio delle crescenti tensioni su un numero sempre maggiore di dossier cruciali dell’UE.
Questa settimana, durante la sessione plenaria a Bruxelles (mercoledì e giovedì), il Parlamento Europeo ha inoltre in agenda la proposta di bilancio per il 2026. Quel bilancio entrerà in vigore fra poche settimane, ma i gruppi parlamentari vogliono ancora apportare modifiche.
In aggiunta, i politici UE devono nuovamente decidere sulla semplificazione (leggasi: abolizione) delle procedure e delle regolamentazioni UE per alleviare il carico amministrativo sulle imprese. Questa operazione Omnibus-1 è stata respinta il mese scorso a sorpresa da una stretta maggioranza di socialdemocratici, liberali e Verdi contrari, con grande disappunto del Consiglio UE e della Commissione.
In parte per questo motivo, la settimana prossima il gruppo del PPE rischia di ricorrere al sostegno parlamentare di gruppi conservatori, nazionalisti ed estremisti di destra per far tornare indietro alcuni criteri di sostenibilità (secondo loro:) irrealizzabili della Green Deal. Anche un indebolimento della politica climatica UE e la cessazione della produzione di nuove auto a benzina potrebbe far spostare il PPE "a destra".

