Il Paraguay afferma che lo farà la prossima settimana, e l'Argentina ha intenzione di farlo nella prima settimana di febbraio.
La Commissione Europea ha inoltre indicato venerdì di essere pronta a procedere con l'applicazione provvisoria dell'accordo commerciale UE-Mercosur, poco dopo la decisione del Parlamento Europeo di sottoporre l'accordo al massimo tribunale dell'UE per una verifica legale.
La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha detto che non è stata ancora presa una decisione formale, aggiungendo che vi è un "chiaro interesse" a realizzare il prima possibile i benefici economici dell'accordo. Diversi leader europei, come il cancelliere tedesco Merz e il presidente italiano Meloni, hanno insistito su questo, così come il parlamento dei Paesi Bassi.
Anche il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, sollecita la Commissione a procedere basandosi su questa decisione. I sostenitori definiscono le riserve legali del Parlamento Europeo come un pretesto, poiché nel trattato Mercosur è stata adottata esattamente la stessa struttura giuridica di un precedente accordo con il Cile, sul quale all’epoca non fu sollevata alcuna obiezione.
Un eventuale rinvio europeo bloccherebbe il progresso di un accordo che (dopo quasi 25 anni di negoziati) dovrebbe creare la più grande zona di libero scambio al mondo, con quasi 700 milioni di consumatori. La richiesta non vincolante di rinvio mette anche in luce le tensioni all’interno del blocco europeo, che vanno molto oltre la verifica legale o i dazi di importazione.
Il cuore del ritardo non risiede in un’obiezione tecnico-giuridica, bensì in un conflitto strutturale. Ampie parti dell’agricoltura europea temono che un accesso al mercato più ampio per Mercosur eroda la loro competitività in un ambiente regolamentato sempre più severo.
Il malcontento è strettamente legato al Green Deal europeo, che impone severi standard ambientali, igienici e di produzione all’agricoltura UE, facendo crescere significativamente i costi di produzione. I critici sottolineano che soprattutto i paesi UE con grande industria della carne (come Polonia e Francia) potrebbero essere colpiti dalle nuove regole, anche se i settori tecnologici e industriali (come l’industria automobilistica tedesca e italiana) trarrebbero vantaggio.
I ministri dell’Agricoltura dei 27 paesi UE terranno lunedì a Bruxelles la loro riunione mensile, durante la quale senza dubbio si cercherà di ricomporre almeno parzialmente le divisioni nel processo decisionale europeo. Una maggioranza qualificata degli stati UE ha già approvato l’accordo all’inizio di questo mese. La Francia ha avvertito che escludere il parlamento equivalga a una "violazione democratica".

