Sempre più membri del Parlamento europeo sembrano schierarsi dalla parte delle compagnie aeree, favorendo l’erogazione di buoni anziché il rimborso in contanti per i voli cancellati.
La maggioranza della Commissione Trasporti concorda con molti governi dell’UE che, a causa della difficile situazione finanziaria, non sia prudente obbligare le compagnie aeree a rispettare l’obbligo di rimborso in questo periodo di crisi pandemica. Tuttavia, le organizzazioni europee dei consumatori e la Commissione per i Diritti dei Consumatori del Parlamento europeo mantengono la posizione in favore degli obblighi stabiliti dalla legge.
Secondo la normativa UE, le compagnie aeree possono offrire ai clienti la scelta tra un volo alternativo, un buono (voucher) oppure il rimborso in denaro. La decisione spetta al passeggero. Attualmente l’opzione del volo alternativo non è attuabile a causa dell’impatto globale della diffusione del virus.
Circa venti Paesi dell’UE hanno supportato la settimana scorsa un piano volto a sospendere le regole giuridiche attuali e ad applicare criteri più rigidi per i buoni di viaggio. Le compagnie aeree esercitano ora pressioni sulla Commissione europea affinché modifichi temporaneamente la legge, rendendo legale l’offerta di voucher invece del rimborso in denaro. Il sostegno di una ventina di governi dell’UE potrebbe spingere la Commissione a cambiare le regole.
Una tale modifica normativa sarebbe soggetta alle procedure ordinarie, con la Commissione che presenterà una proposta solo se le posizioni dei parlamentari europei e dei ministri dell’UE saranno per la maggior parte in linea con le proprie opinioni, prima di riunirsi per definire il testo finale della legge.
È chiaro che la Commissaria ai Trasporti Adina Vălean voglia prima attendere quale posizione assumerà la Commissione Trasporti del Parlamento europeo (l’11 maggio) e se questa sarà poi sostenuta dalla maggioranza dell’Europarlamento.
L’europarlamentare ceca Dita Charanzová, coordinatrice del gruppo liberale Renew nel Comitato per la tutela dei consumatori (IMCO), ha affermato che “ci sono voluti anni per costruire i diritti dei consumatori in Europa, specialmente in materia di viaggi, e ora non possiamo distruggerli”.
Tuttavia, Charanzová ha anche sottolineato la necessità di sostenere il settore dei viaggi proponendo criteri a livello UE per i voucher, inclusa una scadenza di sei mesi, protezione contro il fallimento e l’obbligo che i voucher abbiano un valore superiore a quello del biglietto originario. Ha inoltre evidenziato che ogni aiuto di Stato concesso alle compagnie aeree deve porre l’obbligo di rispettare questi criteri di rimborso.
Barbara Thaler del PPE, che contribuisce al coordinamento dei lavori della Commissione Trasporti (TRAN), ha detto che “riteniamo che sia necessaria un’azione decisa e che una soluzione basata su voucher sostenuti dallo Stato sembri il miglior compromesso”.
Gli europarlamentari socialisti e democratici sono più cauti riguardo all’allentamento delle regole sui diritti e vogliono assicurarsi che sia la deroga sia i voucher stessi siano soggetti a limiti temporali rigorosi. Persiste una certa opposizione all’interno dell’assemblea UE, in particolare da parte di Karima Delli (Verdi), europarlamentare leader in TRAN, che ha sottolineato più volte come “i passeggeri non devono diventare doppiamente vittime del coronavirus”.

