Il rinvio riguarda due importanti leggi: la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). Entrambe le normative avrebbero obbligato le aziende a fornire rapporti più dettagliati sulle loro pratiche sociali ed ecologiche, e sulle conseguenze di queste. Inoltre, avrebbero reso le imprese parzialmente responsabili per le irregolarità commesse dai loro fornitori e clienti nelle loro catene commerciali globali.
Rimandando l'entrata in vigore di queste regole, si crea tempo per riesaminare le implicazioni pratiche. Alcuni europarlamentari e paesi UE ritengono che le proposte impongano troppo alle aziende. Evidenziano soprattutto come le piccole e medie imprese abbiano difficoltà con gli oneri amministrativi che le leggi comporterebbero.
La proposta di "stop-al-tempo" è stata sostenuta da larga maggioranza nel Parlamento. Allo stesso tempo, alcuni membri hanno sottolineato che il rinvio non deve significare l'abbandono delle ambizioni europee in tema di sostenibilità. Hanno fatto appello a un bilanciamento attento tra fattibilità economica e responsabilità sociale. Altri gruppi invece parlano apertamente di "un'inversione della Green Deal".
Anche le imprese europee hanno sentimenti contrastanti. Da un lato molte accolgono favorevolmente il rinvio perché dà loro più tempo per adeguarsi. Dall'altro, incertezza e regole che cambiano creano insicurezza a lungo termine. Le aziende vogliono soprattutto sapere a cosa andare incontro.
La Commissione Europea ora ottiene spazio per modificare o perfezionare entrambe le leggi. I commissari possono impiegare questo tempo extra per sviluppare nuove linee politiche più adatte alla situazione economica europea. Secondo i sostenitori, ciò offre opportunità per sostenere meglio il mondo imprenditoriale europeo senza compromettere la sostenibilità. Gli oppositori affermano che si tratta solo di "ulteriore tempo per riflettere", non di "nuove decisioni".
Il rinvio arriva in un momento in cui l'Unione Europea intende rafforzare la sua posizione come potenza economica. L'ex commissario UE Mario Draghi ha recentemente consigliato che l'Europa deve agire con maggiore determinazione tra i blocchi di potere di Cina e Stati Uniti. Secondo Draghi vi è bisogno di priorità chiare e di regole meno complesse per le imprese.
Per ora la votazione in Parlamento significa che le aziende non devono ancora ottemperare ai requisiti aggiuntivi di CSRD e CSDDD. Nei prossimi mesi si vedrà se il rinvio porterà a modifiche delle regole, e se l'UE intraprenderà effettivamente un cambiamento di rotta nel delicato equilibrio tra sostenibilità e crescita economica.

