Dal periodo del coronavirus, gli europei ordinano con molta più frequenza piccoli prodotti presso grandi negozi online internazionali. In particolare, le piattaforme cinesi inviano quotidianamente milioni di pacchi in Europa. Queste spedizioni restano spesso al di sotto della soglia di valore di 150 euro, perciò sono esenti da dazi doganali e raramente vengono controllate al momento del passaggio alla frontiera.
Il Parlamento Europeo definisce insostenibile questa posizione di eccezione. C'è infatti una concorrenza sleale nei confronti delle imprese europee che invece devono rispettare tutte le normative. Contemporaneamente, spesso in questo modo entrano nell'UE prodotti che non rispettano le regole europee in materia di sicurezza, ambiente e tutela dei consumatori.
Un problema ricorrente è che la maggior parte di questi pacchi viene spedita tramite posta aerea come cosiddette "low-value consignments" (spedizioni a basso valore). Ciò comporta un controllo doganale quasi inesistente. Spesso i prodotti vengono dichiarati in modo errato o ingannevole per evitare le tasse di importazione.
La proposta di un’imposta fissa di due euro per pacco dovrebbe scoraggiare questa pratica. Allo stesso tempo genererebbe entrate per un miglior controllo. Si valuta di destinare questi fondi al potenziamento dei controlli doganali e alla protezione dei consumatori all’interno dell’UE.
Oltre alla tassa d’importazione, gli europarlamentari vogliono che i grandi operatori cinesi adattino la loro logistica. L’ideale sarebbe che i cinesi aprissero propri centri di distribuzione nell’UE, da cui i prodotti verrebbero diffusi secondo le normative europee. Questo renderebbe anche più applicabili le norme ambientali e i diritti di restituzione.
Si muove anche una critica alle attuali piattaforme digitali. I consumatori spesso pensano di acquistare presso un negozio europeo, mentre il venditore ha sede fuori dall’UE. Per questo motivo spesso non è prevista alcuna garanzia, le procedure di reso sono poco chiare e i reclami non vengono gestiti correttamente.
Nei progetti si avanza anche la richiesta di cooperazione tra i Paesi UE. Le dogane nazionali dovrebbero condividere i dati sulle spedizioni sospette e sui negozi online fraudolenti. A questo scopo potrebbe essere utile un archivio dati centrale europeo, per individuare più rapidamente le frodi ripetute.
Nonostante sembri esserci un ampio sostegno al principio di una tassa sui pacchi, la proposta deve ancora essere esaminata dalla Commissione Europea e dai governi degli Stati membri. Solo dopo potrà seguire la legislazione. Nel frattempo aumenta la pressione sull’UE affinché intervenga rapidamente contro quella che molti considerano una elusione sistematica delle norme.

