L'approvazione del rapporto della Commissione richiede una maggioranza qualificata: almeno quindici paesi UE con complessivamente il 65% della popolazione UE devono dare il loro consenso. Tuttavia, il calcolo politico si rivela complicato, poiché le opinioni divergono fortemente sulla redistribuzione dei richiedenti asilo e sull'entità dei contributi finanziari.
La nuova legge stabilisce, tra l'altro, che le richieste di asilo possano essere presentate già presso uffici UE situati al di fuori dei paesi UE, e che i richiedenti asilo (in attesa dell'esame della loro domanda) possano essere temporaneamente collocati in centri di accoglienza oltre i confini dell'UE. L'Italia ha tentato di fare questo autonomamente l'anno scorso, ma ciò è in contrasto con l'attuale regolamento UE ed è stato annullato dai giudici europei.
Il ritardo ha portato a critiche nel Parlamento Europeo. La deputata Birgit Sippel, negoziatrice principale del patto sulla migrazione, chiede che la Commissione si giustifichi per il mancato rispetto della scadenza. Ha insistito per una seduta urgente della commissione Libertà Civili per discutere le conseguenze di un eventuale rinvio.
La tensione cresce anche tra gli stessi paesi UE. Polonia e Ungheria si oppongono al meccanismo obbligatorio di solidarietà, mentre il Belgio ha annunciato che non accoglierà nuovi richiedenti asilo ma contribuirà solo finanziariamente.
Il rapporto della Commissione deve stabilire quali paesi UE sono sotto pressione migratoria e quanti richiedenti asilo devono essere «ricollocati altrove». Questa analisi UE si basa sul numero di richieste di asilo, sugli status concessi e sulla capacità di accoglienza disponibile.
I paesi possono scegliere come contribuire: ricollocando richiedenti asilo da paesi sovraccarichi, pagando 20.000 euro per ogni persona non ricollocata, o cofinanziando il supporto operativo, come per i centri di accoglienza o la gestione amministrativa. Questo è stabilito nel patto su migrazione e asilo adottato nel 2024.
Nel frattempo, la Commissione Europea ha presentato una nuova lista di sette cosiddetti «paesi sicuri»: Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia. Di conseguenza, le domande di asilo provenienti da questi paesi possono essere respinte più rapidamente e i richiedenti possono essere rimandati in questi paesi.
Le organizzazioni per i diritti umani criticano aspramente questa lista. Secondo gruppi come EuroMed Rights, paesi come Tunisia, Egitto e Marocco non sono affatto sicuri a causa di gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia, la Commissione sostiene che la lista non limita i diritti dei richiedenti asilo ed è necessaria per un sistema europeo armonizzato.

