La misura fa parte delle più ampie sanzioni europee contro Mosca dall’inizio dell’invasione nel 2022. Bruxelles afferma che regole più rigide sui visti sono necessarie per poter controllare più frequentemente i russi e avere un miglior controllo su chi accede all’area Schengen.
Secondo funzionari UE, ci sono crescenti preoccupazioni riguardo a spionaggio, sabotaggio e campagne di disinformazione coordinate dalla Russia. Vengono inoltre citati come motivi per l’inasprimento l’impiego di migrazione illegale e il disturbo alle infrastrutture europee (spazio aereo e treni).
Restano eccezioni per gruppi specifici, inclusi i familiari di cittadini UE o russi legalmente residenti, il personale di trasporto, dissidenti, giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani. Per questi gruppi i Paesi UE possono ancora concedere un visto multiplo con validità limitata a un massimo di un anno.
Le nuove regole non avranno effetto retroattivo. I visti esistenti rimangono validi e i russi con cittadinanza UE o permesso di soggiorno valido non saranno interessati dalla modifica. Il numero di visti rilasciati è già diminuito notevolmente negli ultimi anni — da circa quattro milioni all’anno prima della guerra a circa mezzo milione.
La responsabile della politica estera UE Kaja Kallas ha difeso la decisione affermando che “viaggiare verso l’UE è un privilegio, non un diritto.” Secondo lei la nuova politica riflette la realtà mutata in materia di sicurezza in Europa.
Mosca ha reagito duramente. La portavoce Maria Zakharova ha accusato Bruxelles di discriminazione e ha affermato che la misura “favorisce i migranti illegali a discapito dei turisti russi che rispettano la legge.” Ha definito Kallas “una persona di rara intelligenza” e ha annunciato che la Russia sta valutando contromisure.

