I leader dell’UE discuteranno il 15 ottobre proposte per adattare la politica di allargamento. Francia, Germania e Paesi Bassi sono tra i paesi che mettono in guardia contro ammissioni affrettate. Temono che i nuovi venuti, dopo cambiamenti politici, possano bloccare decisioni europee comuni con il diritto di veto acquisito. Si parla persino del rischio di un “cavallo di Troia”.
La Commissione Europea sta quindi lavorando a nuove regole per dare maggiore certezza ai paesi scettici. L’allargamento deve restare possibile senza rendere l’Unione più difficile da governare o creare problemi nella distribuzione dei sussidi. Il commissario Kos ha dichiarato questa settimana a Zagabria che la Commissione presenterà proposte a settembre.
La Serbia ancora bloccata
La strada della Serbia verso Bruxelles rimane per ora bloccata. Otto paesi UE si oppongono all’apertura di un’ulteriore fase dei negoziati. I Paesi Bassi appartengono a questo gruppo. Le critiche riguardano tra l’altro lo stato di diritto fragile, l’assenza di riforme democratiche, la mancanza di libertà di stampa, l’insufficiente lotta alla corruzione e l’attuale posizione filorussa di Belgrado.
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È notevole che le istituzioni europee adottino approcci differenti verso la Serbia. La Commissione Europea valuta soprattutto i progressi tecnici e cerca di mantenere le riforme in corso. Il Parlamento Europeo è politicamente più critico. Entrambi tuttavia segnalano ritardi e problemi. In definitiva, saranno i paesi UE a decidere i prossimi passi nel processo di adesione al vertice autunnale di dicembre.
Ucraina e Moldavia
Anche Ucraina e Moldavia si scontrano con blocchi politici. L’Ungheria ha finora bloccato ulteriori passi nei loro negoziati, ma recentemente a Budapest si è insediato un governo più pro-europeo. Il Montenegro nel frattempo è tra i candidati più avanzati. Si discute anche un rinnovato percorso di adesione per l’Islanda.
Per l’Ucraina il settore agricolo ha un ruolo particolare. Un rapporto di ricerca polacco-ucraino avverte che l’adesione senza una riforma della politica agricola europea potrebbe costare alla Polonia miliardi di euro. Attualmente la Polonia riceve circa 25 miliardi di euro dalla politica agricola per il 2023-2027. I ricercatori ritengono che l’ingresso dell’Ucraina debba accompagnarsi a una riforma del finanziamento agricolo europeo.
Turchia
Mentre diversi paesi candidati cercano di avvicinarsi all’UE, la Turchia si allontana invece. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan afferma che l’adesione all’UE non è più una priorità per Ankara, sebbene non venga esclusa definitivamente.

