Con una chiara raccomandazione a nove paesi UE, la Commissione Europea vuole porre fine a uno sviluppo che dalla crisi migratoria del 2015 si è continuato ad ampliare.
Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Italia, Slovenia, Svezia e Norvegia negli ultimi anni hanno reintrodotto i controlli alle frontiere all'interno dello spazio Schengen, dove la libera circolazione delle persone è invece uno dei principi fondamentali.
Solo temporanei
Secondo le regole europee, gli stati membri possono istituire controlli temporanei alle frontiere in caso di grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna. Questa misura è intesa come eccezione e deve essere motivata regolarmente. In pratica, però, alcuni paesi hanno continuato a prorogarla per anni, facendo sì che i controlli temporanei assumessero un carattere quasi permanente.
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Bruxelles ritiene che ormai non ci siano più sufficienti giustificazioni per questo. La Commissione sottolinea che presto sarà pienamente operativo il nuovo Patto europeo sull'asilo e la migrazione. Questo dovrebbe garantire un controllo più rigoroso delle frontiere esterne dell'Unione Europea e una migliore cooperazione tra paesi UE nella gestione dei flussi migratori. Inoltre, secondo la Commissione, quest'anno il numero di attraversamenti illegali alle frontiere esterne è fortemente diminuito.
Si può fare diversamente
Inoltre, secondo Bruxelles, ora sono disponibili alternative migliori. Gli stati membri possono fare ricorso a controlli di polizia mirati, tecnologie mobili per l'identificazione e altre forme di sorveglianza meno invasive per la libera circolazione delle persone all'interno dell'Europa. In caso di emergenze acute resta comunque possibile effettuare controlli temporanei.
La Commissione enfatizza che gli attuali controlli alle frontiere non solo hanno un effetto limitato, ma causano anche conseguenze negative per gli abitanti delle regioni di confine. Le persone che attraversano quotidianamente il confine per lavoro, istruzione o acquisti subiscono ritardi e code. In diverse aree di confine ciò ha generato negli ultimi anni crescente irritazione e danni economici.
Effetto limitato
Per i Paesi Bassi inoltre è rilevante che gli studi hanno dimostrato che il contributo dei controlli alle frontiere nella riduzione della pressione migratoria è molto limitato. Il governo olandese aveva già annunciato l’intenzione di terminare i controlli attuali entro la fine di settembre 2026. Bruxelles considera questa una mossa nella direzione giusta.
Sul piano giuridico, inoltre, la proroga continua dei controlli alle frontiere è sotto pressione. I giudici europei hanno già stabilito che i paesi non possono usare indefinitamente le stesse argomentazioni per prolungare misure temporanee. Secondo la Commissione, con l’introduzione delle nuove norme europee sulla migrazione è ulteriormente diminuita la necessità di sorveglianza interna alle frontiere a lungo termine.

