Il governo britannico sta lavorando a un disegno di legge che dovrebbe semplificare gli accordi futuri con l'Unione Europea. Secondo Starmer, una relazione più forte con l'Europa è necessaria a causa delle tensioni internazionali, dell'incertezza economica e della necessità di rendere l'economia britannica più stabile.
I piani si concentrano soprattutto su commercio e collaborazione nei settori alimentare, agricolo, industriale, energetico e del commercio delle emissioni. Il governo prevede che meno regolamenti e controlli alle frontiere possano ridurre i costi per le imprese e facilitare il commercio.
Non tornare indietro
Starmer sottolinea che il Regno Unito non tornerà al mercato interno dell’UE, all’unione doganale o alla libera circolazione delle persone. Secondo lui si tratta di una collaborazione pratica e non di un’inversione della Brexit.
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Il primo ministro difende la linea come necessaria per stimolare investimenti e crescita economica. Negli ultimi dieci anni è emerso che l’uscita del Regno Unito dall’UE ha avuto effetti soprattutto negativi sull’economia britannica. Starmer afferma che una relazione più stretta con l’Europa è nell’interesse del Regno Unito, soprattutto ora che i conflitti internazionali e le pressioni economiche stanno aumentando.
Di nuovo dipendenti
Le proposte suscitano al contempo aspre critiche politiche. Gli oppositori ritengono che i piani aumentino l’influenza di Bruxelles sulle norme britanniche. I politici conservatori e i sostenitori della Brexit avvertono che il Regno Unito si rende nuovamente dipendente dalla regolamentazione europea senza alcuna voce in capitolo nel processo decisionale.
Anche il modo in cui saranno attuati i futuri accordi è motivo di discussione. I critici temono che i ministri britannici abbiano troppa autonomia per modificare le norme più rapidamente, mentre i politici britannici alla Camera dei Comuni avrebbero meno potere nell’attuazione. Secondo il governo, rimarrà comunque un controllo parlamentare sugli accordi futuri con l’Unione Europea.
Dimissioni
La tensione politica attorno al piano arriva in un momento delicato per Starmer. All’interno del Labour cresce il malcontento dopo risultati deludenti alle recenti elezioni locali, mentre gli oppositori sfruttano la sua politica europea per mettere maggiormente sotto pressione la sua leadership.
Questi risultati elettorali hanno di fatto segnato la fine del sistema bipartitico, poiché non solo i Liberal Democratici ma anche i Verdi e il partito anti-immigrazione di Nigel Farage hanno ottenuto più voti rispetto ai Labour e ai Conservatori.
Secondo i critici non è più questione se Starmer debba dimettersi, ma quando. Nonostante le critiche, il primo ministro mantiene la sua strategia. Secondo il suo governo una collaborazione più stretta con l’Europa è necessaria per ridurre i problemi commerciali post-Brexit e per dare maggiore certezza all’economia britannica.

