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Ritorno britannico all'UE solo dopo 10 anni, prima una riforma dell'UE

Iede de VriesIede de Vries
Il premier laburista britannico Andy Burnham e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si sono incontrati alle Nazioni Unite per discutere del prossimo vertice britannico-europeo e di una possibile ulteriore cooperazione economica. Londra spera di fare progressi e migliorare ulteriormente le relazioni commerciali.
Dopo anni di distanza, Londra esplora un possibile ritorno a un’Unione Europea riformata.

Le aziende britanniche rischiano di essere escluse dai nuovi regimi preferenziali europei, proprio mentre a Londra si torna a parlare di un possibile rientro nell’UE e il governo Burnham intende ampliare la cooperazione economica e di difesa con Bruxelles.

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L’ex premier Tony Blair ritiene che il Regno Unito debba puntare a riaderire a un’Unione Europea riformata entro dieci anni. Secondo il suo think tank, il ritorno dovrebbe diventare una pietra miliare del piano decennale britannico. Blair ritiene però che Bruxelles debba prima completare un processo di riforma credibile.

Blair invita il governo britannico a distanziarsi dalla vecchia retorica della Brexit e dalle precedenti linee rosse. Vuole che Londra persegua nuovamente una relazione formale con l’UE. Se il riacquisto della piena adesione non fosse possibile, secondo lui il Regno Unito deve comunque collaborare con l’Europa laddove gli interessi coincidano.

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Più avanti quest’anno

Il nuovo premier britannico Andy Burnham per ora non si spinge così lontano. Pone l’accento su accordi pratici che possano rafforzare i legami economici con l’UE. Non esclude tuttavia un futuro ritorno nell’Unione. Burnham ha annunciato che presenterà la sua visione per il prossimo decennio entro la fine dell’anno.

Difesa

Anche nei programmi europei di difesa si discute ormai fino a che punto può arrivare la cooperazione con Paesi non UE. La partecipazione britannica al programma europeo SAFE per prestiti di armi viene indicata come possibilità. Dodici Paesi UE vogliono mantenere l’accesso ai programmi di difesa aperto anche agli alleati militari esterni all’Unione. In questo modo si oppongono alla politica francese che vuole che gli Stati UE acquistino il materiale di difesa esclusivamente da Paesi membri.

Germania, Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Svezia e Slovenia si oppongono a regole preferenziali troppo rigorose nel Fondo europeo per la competitivitĂ . Per loro l’apertura a Paesi terzi è un segnale importante verso alleati e partner esterni all’UE. 

Il “No” francese

Questo dibattito interessa direttamente anche l’industria britannica. La Francia vuole continuare a distinguere tra Paesi UE e quelli esterni nelle nuove regole europee preferenziali. Questo rende più difficile per le aziende britanniche beneficiare di regimi che dovrebbero favorire la produzione e le imprese europee. La Germania sceglie un approccio più ampio verso partner commerciali affidabili.

Questa avvicinamento mette però in luce anche le divergenze all’interno dell’UE. La Francia vuole legare esplicitamente i vantaggi all’appartenenza all’UE, mentre altri Stati membri desiderano più spazio per partner stretti esterni all’Unione. Così la posizione futura del Regno Unito diventa al tempo stesso oggetto di un più ampio dibattito europeo.

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Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Iede de Vries. La traduzione è stata generata automaticamente dalla versione originale olandese.

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